L’IMPORTANZA DI CONOSCERE CIÒ CHE SI FOTOGRAFA

di Marc De Tollenaere

Conoscere, indagare, cercare dei collegamenti. Tutto questo ci permette di vedere ciò che gli altri non vedono.

Prendo spunto da una domanda che mi è stata rivolta durante l’ultimo Leica Akademie Discovering Venice.

Un partecipante, che se non mi sbaglio si chiama Alex, vedendo che mentre passeggiamo per Venezia io non solo fornisco le informazioni tecniche sull’inquadratura o sulla corretta esposizione, oppure sull’uso delle Leica SL e Leica Q utilizzate durante il corso, ma mi soffermo molto anche sulla storia, sugli aneddoti e sui particolari di cui è intrisa una città come Venezia, mi chiede: “Ma quanto è importante conoscere la storia di ciò che si fotografa?”.

Per rispondere io ribalterei la domanda: “Pensi di poter fotografare qualcosa che non ti interessa?”. Il punto è questo: che cos’è che stiamo veramente cercando quando giriamo il mondo con le nostre Leica in mano? Stiamo cercando la bella foto, quella che possa piacere agli altri, oppure stiamo facendo un percorso nei luoghi e nelle esperienze dove vorremmo essere, e la macchina fotografica diventa il nostro modo di comunicare emozioni, il nostro quaderno degli appunti, e magari, perché no, anche una buona scusa per avvicinarci dove altrimenti non avremmo un’idea per entrare?

La mia esperienza a Venezia ne è un esempio lampante. Come avrei potuto entrare nella Chiesa Ortodossa dei Greci (dove è proibitissimo fotografare) e scattare una delle foto più riuscite della mia carriera, quella in cui il coro bizantino in un momento di sosta viene avvolto da una luce mista ad incenso, se non provassi sincero interesse per ciò che è la comunità Greca oggi? Impossibile, finché non mi è stato chiesto proprio dal parroco di fotografare durante le loro cerimonie. E una volta che si entra in contatto con certe realtà viene naturale andare alla ricerca delle origini, e scoprire come dal XV° secolo i Greci abitano sempre nella medesima area di Venezia, e come ad oggi ci sono ancora 10 famiglie che ogni domenica si incontrano per il rito Ortodosso, nella loro antica chiesa con campanile pendente, costruita nel 1537.

Come avrei potuto fotografare il Guardian Grando della Scuola Dalmata, con la cappa e le chiavi della Scuola in mano, se non fossi a conoscenza della sua esistenza? Nel 2017 ricorre il 566° anniversario della fondazione di questa “Scuola” (dal termine greco ἐκκλησία, assemblea) e certamente nessuno dei Dalmati partecipanti a quella prima riunione del 1451 avrebbe potuto immaginare che l’istituzione della quale stavano per chiedere il riconoscimento al Consiglio dei X e di cui il Guardian Grando ne è il capo, sarebbe durata così a lungo nel tempo, tanto giungere fino ad oggi e da sopravvivere alla stessa caduta della Serenissima Repubblica che l’aveva autorizzata.

Affascinante, no? E potrei continuare quasi all’infinito. Conoscere, indagare, cercare dei collegamenti. Tutto questo ci permette di vedere ciò che gli altri non vedono, ci permette di dare la nostra interpretazione della realtà, che è unica proprio perché deriva da un’esperienza unica.

La macchina fotografica è il mezzo che ci permette di registrare tutto questo, e deve essere comodo, efficace e della massima qualità, perché ciò che stiamo vivendo non torna.

Io per girare Venezia utilizzo alternativamente Leica M oppure Leica SL, con le ottiche M su entrambe. Corredo leggero, inintrusivo, qualità eccelsa. Non dò mai l’impressione di essere lì per fotografare, bensì per conoscere. E chi sta di fronte a voi se ne accorge, eccome, e se può vi apre le porte.

Il seguito alla prossima puntata, o durante uno dei miei Photo Tours!

© Marc De Tollenaere

www.marcdetollenaere.com

www.photowalkinvenice.com

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